Cristian

Benvenuti,questo è il mio blog, qui troverete tutto su Cristian Borghetti.

Adoro leggere: è un impulso incontrollabile che mi spinge ad aprire un libro e perdermi nelle parole, pagina dopo pagina, fantasticando, immaginando.
Ed è leggendo che ho cominciato a fantasticare, immaginare e scrivere, prima le poesie, poi i racconti e i romanzi.

Venite con me allora, su questo blog, tra le pagine che ho scritto e scriverò.

Entrate nei versi evocativi di Ora di vetro, nelle storie di paura e terrore di Tre volte all'inferno, nella ascesa e caduta di un artista ne Le cabinet Masson, nei racconti orrorifici di Phobia, lanciatevi in horror a tutta velocità in Hawthorn bend.

Leggete i miei racconti nelle raccolte Horror Polidori vol. 1 e 2 e il terrificante racconto "La sposa rubata" nel volume Malombre.

Lasciatevi sedurre dalla Praga occulta in Sangue di Lupo.

Cedete alla seduzione stregata di "Corolle mortali" nella raccolta Cuori di tenebra.


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mercoledì 1 luglio 2015

La paura ed io (Cristian Borghetti)

- La paura ed io -
di
Cristian Borghetti

“The Exorcist” tratto dal romanzo di William Peter Blatty: chi, appassionato di horror, non ricorda questo titolo?
Io lo ricordo benissimo: ogni dialogo, ogni scena.
Il cult dei cult della filmografia dell'orrore fu per me, allora tredicenne, il più terrificante incontro con la paura: tangibile, riconoscibile in un volto, in una voce, rimasti impressi nella mia memoria.
Ancora oggi, dopo “Frankenstein” di Mary Shelly, “Dracula” di Bram Stocker, i racconti di Poe, dopo le ombre allungate delle mani ossute del Conte Orlok in “Nosferatu il vampiro” di Murnau, la pellicola di Friedkin riesce a spaventarmi come allora.
La prima visione cambiò drasticamente le mie abitudini: luci accese ad ogni passaggio di stanza in stanza, attenzione continua ad ogni rumore e movimento, ad ogni gioco di ombre dietro i tendaggi...
Ero così spaventato che persino il suono di un motore messo in moto sotto la finestra della mia stanza, mi riportava alla memoria il macabro “ruggito” della piccola Reagan posseduta dal demone Pazuzu.
Il seme della paura aveva messo radici in me, trovando terra fertile per germogliare fino a rendere la mia vita letteralmente invivibile.
Potevo continuare ad essere terrorizzato da ogni cosa che, anche lontanamente, mi ricordasse il film?
In fondo non era che una finzione!
Decisi allora di affrontare questa paura che stava condizionando la mia esistenza.
In una sera di gennaio, con coraggio, spensi tutte le luci e, partendo dalla mia camera, attraversai tutte le stanze, fino al piano terra, uscendo poi sulla strada.
Non fu facile: avevo la pelle d'oca – come ora, mentre lo rammento e scrivo – tremavo, mentre con le pupille spalancate e le orecchie tese, brancolando nel buio, rivedevo le presenze materializzate dalla suggestione: Padre Merrin, Padre Karras, Reagan...
Ed ascoltavo le parole:
“Giornata ideale per un esorcismo.”
“È uno solo, Damien!”
“Il demone è bugiardo, mentirà per confonderci, ma alla menzogna unirà la verità, per aggredirci.”
Scesi gli ultimi gradini, aperto il portoncino, uscii nella fredda sera invernale e, voltandomi, vidi le visioni scomparire, allontanandosi risucchiate dall'oscurità.
Avevo affrontato la paura: l'avevo esorcizzata!
Non solo, da allora, non ebbi più timore del buio, delle ombre, dei suoni, ma cominciai ad esserne sedotto, provando quell'insano piacere che tutti gli appassionati del genere horror bramano: quel brivido, quella sensazione atavica che ci accompagna dagli albori della storia.
La paura non fu più nemica, ma amica, compagna.
Cominciai a scrivere con l'intento di provare paura: ero una fucina di idee terrificanti che più mettevo su carta, più affioravano alla mente.
Sperimentavo metodi e strategie per terrorizzarmi e terrorizzare chi avesse voluto leggere i miei scritti, evocando la paura.
Incontrai altre pellicole che mi colpirono profondamente: “Il tocco del male” con Denzel Washington o “The Others” con Nicole Kidman, in cui scoprii altri meccanismi per fare paura.
A differenza del precedente The Exorcist, queste pellicole mi spaventarono mettendo in scena un terrore nascosto, senza scene e dialoghi eclatanti, inducendo in me una paura psicologica, un effetto di inquietudine continuo e interminabile.
Ho letto libri come “Il giuramento” di Jean Christophe Grangè o “Il Vangelo di Satana” di Patrick Graham, che hanno avuto su di me un potente effetto orrorifico così come io stesso intendo:
una sensazione che, conosciuta, non ha mai fine, che ritorna, quando...
Scrivendo, mi piace provare paura, farmi drizzare i peli sulla pelle, affannare il respiro, lacrimare gli occhi, tremare e , con questa carica emotiva addosso, spaventare, terrorizzare chi legge “Ora di Vetro”, “Tre volte all'inferno”, “La mano sinistra del diavolo”, “Gideon, il pellicano di Londra”, “Le cabinet Masson”.
La paura è un incubo che non conosce fine, che al risveglio, quando tutto dovrebbe essere finito, mi assale di nuovo, ripiombandomi nelle sue oscure visioni; è una creatura seducente e terrificante al tempo stesso, che incarna il bene e il male nella sua natura; è ritrovarmi a parteggiare per il personaggio più oscuro, “l'eroe nero”; è un mostro mitologico che ha radici nella profondità dell'inconscio umano; è una statua di cera che prende vita, evocata nel mezzo di una funzione religiosa; un personaggio socialmente in evidenza che si interessa, senza saperlo, del suo stesso macabro omicidio; è un tatuaggio che condanna, una vendetta che trova soddisfazione nella caduta di un artista tra le spire del male.
Spaventare, terrorizzare, condurre il lettore in una storia che lo lasci senza possibilità di fuga, senza scampo, imprigionato nelle parole, nelle pagine: questo per me significa “Paura” ed io l'adoro!

Cosa vi attende, acquattato nel buio, nascosto dietro un tendaggio, in agguato, quando, convinti di essere al sicuro, accade che...?




3 commenti:

  1. stretta allo stomaco, gola chiusa, salivazione azzerata.
    tutti i sensi all'erta, muscoli tesi, pronti allo scatto. La paura ci conserva in vita, ci ha permesso di sopravvivere, di evolvere.
    Con essa ci confrontiamo ogni istante.
    La temiamo, ma ne siamo ammaliati, sedotti dal suo fascino spesso sottile, che intesse ragnatele tra conscio e inconscio, che sa parlare alla parte istintiva e primordiale dell'uomo.
    Amo la paura : essa è vitale, per me

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  2. So che ci sei
    e tu sai che io so
    Perverso gioco, il tuo.
    Sfidi il mio equilibrio
    con sottile maestria
    Non mi piegherò a te
    non lascerò che tu vinca
    Altro non sei che
    mia proiezione
    e io ti vincerò
    Paura

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  3. La paura: fascino e repulsione.
    Così, potremmo sintetizzare il concetto?
    Ma perché sintetizzare?
    Approfondiamo il significato di questa sensazione umana e disumana.
    La paura mi affascina, lo ammetto, ma mi chiedo, a volte: mi affascina poiché è una paura "sicura"?
    Intendo per "sicura", che non provoca pericolo reale, di vita.
    Ma anche qui c'è molto da dire...

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