Cristian

Benvenuti,questo è il mio blog, qui troverete tutto su Cristian Borghetti.

Adoro leggere: è un impulso incontrollabile che mi spinge ad aprire un libro e perdermi nelle parole, pagina dopo pagina, fantasticando, immaginando.
Ed è leggendo che ho cominciato a fantasticare, immaginare e scrivere, prima le poesie, poi i racconti e i romanzi.

Venite con me allora, su questo blog, tra le pagine che ho scritto e scriverò.

Entrate nei versi evocativi di Ora di vetro, nelle storie di paura e terrore di Tre volte all'inferno, nella ascesa e caduta di un artista ne Le cabinet Masson, nei racconti orrorifici di Phobia, lanciatevi in horror a tutta velocità in Hawthorn bend.

Leggete i miei racconti nelle raccolte Horror Polidori vol. 1 e 2 e il terrificante racconto "La sposa rubata" nel volume Malombre.

Lasciatevi sedurre dalla Praga occulta in Sangue di Lupo.

Cedete alla seduzione stregata di "Corolle mortali" nella raccolta Cuori di tenebra.


Un click sulle copertine ed entrerete nel mio mondo...

giovedì 21 maggio 2015

INTERVISTA - SAVERIO SACCO FILIDIPAROLE

L'intervista di Saverio Sacco - FILIDIPAROLE

Appuntamento sul lago di Lecco, città incastonata tra il Lario e le Alpi, dove lo scrittore che incontreremo a breve è nato e vive.
Cristian Borghetti, classe 1970, arriva puntualissimo e sorridente.
Ci presentiamo, ordiniamo da bere e chiedo se possiamo iniziare.

CB - Certamente, sono qui per questo e, sinceramente, non vedo l'ora.

SS - Allora entriamo subito nel vivo della nostra chiacchierata; Le cabinet Masson (Narcisus e-book e presto disponibile in versione cartacea) esce a quattro anni di
distanza dalla raccolta di racconti "Tre volte all'inferno" (Perdisa Pop 2011); da cosa nasce l'idea di questo romanzo?

CB - Ogni scrittore ha una musa ispiratrice, da cui scaturisce l'idea in potenza di un racconto o di un romanzo; l'idea di Le cabinet Masson è nata da un dipinto
di Dorian Cleavenger che campeggia su una parete di casa mia.
Il lavoro di Dorian, che conosco da oltre un decennio, mi ha sempre affascinato, ma questo dipinto, "After the ink", ha praticamente dettato il nocciolo del romanzo attorno al
quale si sviluppa tutta la vicenda.

SS - Perchè la scelta di un'ambientazione particolare come i primi anni del 900 a Parigi?

CB - Oltre al fatto che Parigi è una delle città che mi affascinano, da sempre; dove amo passeggiare a tarda sera, respirando l'atmosfera così unica e, magari, concedermi un bicchiere di
Assenzio in uno dei luoghi che hanno visto nascere e crescere la poetica di autori che fanno parte di me, Parigi fu la Belle Epoque, un'epoca "ponte", che dai secoli del passato ci ha proiettato
verso la contemporaneità di gusti e costumi.
L'ambientazione storica mi ha dato, inoltre, la possibilità di calare i personaggi in un contesto reale, in cui poter intessere la mia narrazione, creando una trama intrecciata tra storia e finzione, che da al libro un taglio unico.

SS - Parliamo di questi personaggi, che scandaglia sottilmente, svelando il volto celato dietro una maschera di convenzioni.

CB - Esatto, ambientando la narrazione in questo periodo storico, fatto di apparenza, di difesa strenua delle convenzioni sociali, ho avuto una carta in più da poter giocare, per svelare che non è detto e ciò che appare sia la realtà, anzi...

SS - E' interessante notare come, in questo e nei precedenti, non esiste un "Happy end". Visione pessimistica dell'umana condizione?

CB - Potrebbe avere altro che un triste destino l'uomo? Spesso mi interrogo sull'effettiva possibilità di libero arbitrio e sul destino sì, confesso, la mia visione d'insieme non è versata all'ottimismo:
nasciamo per morire e questa è la sola certezza.
Sono le scelte e le decisioni che creano il nostro percorso e quello dei personaggi, ogni decisione si riverbera sui protagonisti, altera e costruisce il corso della storia, come accade nella vita;
un flusso costante in cui tutto e tutti sono avvinti, parti di un disegno più grande, che chiamiamo fato o destino.
Malgrado questo mio pessimismo "generale", nel particolare resto una persona ottimista, che tende spesso a cercare il "mezzo pieno" del bicchiere, a sdrammatizzare con un sorriso, cosa che, nei miei racconti non emerge.

SS - Le figure femminili sono spesso fautrici di tragedie

CB - Ogni mio personaggio ha la sua valenza positiva e negativa; come nella vita non esiste il bianco e il nero, netti e contrapposti, così, nella finzione narrativa i personaggi devono essere a tutto tondo.
Vero, però, che ritengo la figura femminile quasi la personificazione del destino: nasciamo grazie ad una donna e lasciamo questo mondo accompagnati da una donna velata che tiene in pugno una falce...
La donna è la potenza cui, spesso, l'uomo soggiace, senza rendersene conto; la donna detta la storia, basta pensare alle figure femminili, veri e proprie incarnazioni del fato: Elena di Troia o Eva stessa, per fare due esempi spiccioli.

SS - Le cabinet Masson è molto diverso dallo stile che caratterizza "Tre Volte all'inferno".

CB - La scrittura evolve, e Le cabinet Masson è una sorta di "Belle Epoque" della mia scrittura; volevo che questa storia fosse alla portata di tutti, uscendo dai generis e cambiando passo rispetto al passato.
Qui la scrittura è spogliata dai "barocchismi" e dalla voluta oscurità stilistica che caratterizza altre mie opere, essa è scarna, veloce, pungente senza nascondersi nella forma.

SS - Quanto ha influito il fatto di calare il romanzo in un contesto storico ben preciso?

CB - Molto, per un opera che si svolge in un era precisa occorre molto studio. Bisogna entrare nel contesto storico stesso, studiare oltre alla storia classica e nozionistica degli avvenimenti, anche usi, costumi, vizi e virtù, modi di vivere, di pensare, di parlare, persino di mangiare.
Nulla deve essere lasciato al caso, perchè solo così si può creare un romanzo che sia realtà e finzione ad un tempo.

SS - Si vede passione in questo. Ci parli di Cristian uomo e Cristian scrittore?

CB - In ogni minuto in cui scrivo vivo, in ogni minuto in cui vivo scrivo. L'uomo e lo scrittore sono inscindibili.
Scrivere è da sempre il mio sogno: scrivere storie che altri leggeranno, trasmettere l'emozioni che io sento al lettore, mostrargli i miei personaggi, farlo entrare nel racconto ed accompagnarlo, pagina dopo pagina, sorprenderlo, stupirlo, terrorizzarlo o divertirlo, questo è il mio sogno!
SS - Cosa significa essere uno scrittore, oggi?

CB - Significa avere una capacità, un dono e metterlo al servizio di chi legge: non ci sarebbero scrittori senza lettori, nè lettori senza scrittori.
Occorre prima di tutto essere un lettore, l'amore per la lettura è la base di tutto.
Non tutti i lettori sono scrittori, però.
Per essere scrittore occorre il talento di inventare storie e la capacità di scriverle.
Uno è un dono che va custodito, l'altro un allenamento costante, senza mai scoraggiarsi.

SS - un consiglio a chi vorrebbe cimentarsi con questa sfida?

CB - Mi sento solo di dire: credeteci e leggete, leggete e credeteci.

La nostra testa è colma di storie fantastiche, la parola attende solo di prenderle con sé e svilupparle su un foglio bianco.

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