Cristian

Benvenuti,questo è il mio blog, qui troverete tutto su Cristian Borghetti.

Adoro leggere: è un impulso incontrollabile che mi spinge ad aprire un libro e perdermi nelle parole, pagina dopo pagina, fantasticando, immaginando.
Ed è leggendo che ho cominciato a fantasticare, immaginare e scrivere, prima le poesie, poi i racconti e i romanzi.

Venite con me allora, su questo blog, tra le pagine che ho scritto e scriverò.

Entrate nei versi evocativi di Ora di vetro, nelle storie di paura e terrore di Tre volte all'inferno, nella ascesa e caduta di un artista ne Le cabinet Masson, nei racconti orrorifici di Phobia, lanciatevi in horror a tutta velocità in Hawthorn bend.

Leggete i miei racconti nelle raccolte Horror Polidori vol. 1 e 2 e il terrificante racconto "La sposa rubata" nel volume Malombre.

Lasciatevi sedurre dalla Praga occulta in Sangue di Lupo.

Cedete alla seduzione stregata di "Corolle mortali" nella raccolta Cuori di tenebra.

Il terrore in tutte le sue forme vi attende tra le pagine di "INCUBUS".


Un click sulle copertine ed entrerete nel mio mondo...

lunedì 14 maggio 2012


TRE VOLTE ALL’INFERNO: IL “GOTICO”, PRETESTO PER IL VIAGGIO ATTRAVERSO PSICHE

 TRE VOLTE ALL’INFERNO di Cristian Borghetti è il romanzo di una “creatura” oscura: incubo che chiede di essere sciolto in un’alba di conoscenza. E’ la forma di un orrore che prende connotati differenti mediante racconti che formano un trittico: storie diverse, che possono benissimo vivere di vita propria, autonoma e  tuttavia collegate tra loro da un filo conduttore che stabilisce  una sinergia finalizzata a rendere l’insieme intensamente potente proprio attraverso ambientazione, tensione, cromatismo differenti.
Il filo conduttore che le unisce come un basso continuo, è quello del mistero che incombe e genera, attraversando paura e orrore,  la necessità della soluzione.
Possiamo definire – per semplificare - il libro di Borghetti come appartenente al  genere “gotico:  TRE VOLTE ALL’INFERNO è a mio avviso l’espressione di un humus narrativo complesso che rimanda a diversi generi ispiratori e individua le storie narrate come percorso attraverso Psiche per giungere al lido del superamento di uno stato esistenziale per un altro, più autonomo e maturo.
Da qui l’uso di parole desuete o colte, reperite nel latino o nell’uso che di alcune si fa in psicanalisi; di nomi propri rari, quasi che nominando si connotasse di “enigma” colui che è nominato; o della citazione all’interno della  frase - per la costruzione del periodo - di versi di grande autore; dell’impiego di figure antiche – miti – carichi di simbolismo: basilisco, labirinto, torre ( una Babele delle forme); oppure – senza nominare, lasciando intuire per eleganza essenziale – il classico complesso di Narciso.
Questo romanzo delle tre enne (notte, nebbia, neve); nonché del sangue, della paura, della luce che è incapace di divenire “umana”, restando luce d’acciaio  (fissa, incombente, annichilente) o al limine (nel passaggio dalla notte al giorno) indecisa, imprecisa; o materica, quasi solida del rosso quanto del nero è - all’apparenza -  romanzo “gotico” : insinua invece la sensazione forte che in realtà si stia raccontando d’altro, si stia attraversando i territori di alcuni temi classici: Bellezza (anche il macabro è Bellezza? Solo Bellezza conosce le risposte al Vero?); follia; discorso sul teatro ( che relazione intercorre tra attore e spettatore, catarsi dell’opera teatrale); dubbio (dal dubbio si genera conoscenza o è solo il gioco eccelso di un intelletto insaziabile?); riflessione sulla fatica, il dolore di scrivere; riferimenti psicanalitici al percorso che l’anima compie per l’evoluzione a stadi di coscienza superiori.
La tematica dell’orrore e i riferimenti – omaggi – alla grande poesia testimoniano non solo le provenienze e il sentimento nei confronti del verso di Borghetti, ma anche quanto Mito e Poesia abbiano complessità tale da essere mondo totale per narrazione, siano fonte inesauribile nel creare una scrittura che oltre l’immediatezza del testo rimandi ad altre letture, a percezioni che la superficie narrativa sia forma che racchiude una sostanza ustoria importante.
In questa declinazione sinergica di forma e sostanza Cristian Borghetti ha realizzato compiutamente TRE VOLTE ALL’INFERNO lasciando intravedere il processo evolutivo e aperto del suo mondo narrativo.

Adriana Gloria Marigo, poetessa



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